Basta una mini riforma per poter dire superata la legge Fornero? Per chi vede nella riforma delle pensioni del governo monti entrata in vigore nel 2012 il male assoluto sicuramente non sarà così. Però qualcosa bolle in pentola in materia previdenziale. Qualcosa potrebbe nascere e se non per superare del tutto la legge Fornero, quantomeno per addolcirne i tristemente noti effetti. Il governo Meloni pare stia pensando a dei ritocchi. Nel frattempo, sale l’età pensionabile ed è già un fattore certo questo. Ma i cambiamenti potrebbero essere diversi.
Addio legge Fornero con la mini riforma del governo Meloni
Superare la legge Fornero era difficile e lo è ancora di più oggi dopo che l’Italia ha fallito l’obiettivo di rientrare sotto il 3% del debito per avere mani più libere per le pensioni. Eppure, in vista della prossima manovra di bilancio qualcosa a livello previdenziale dovrà pur muoversi. Nel frattempo, per due diversi motivi, i requisiti delle pensioni torneranno a salire.
Il primo motivo è l’andamento della stima di vita della popolazione, che come sempre determina anche i requisiti per le pensioni. La riforma Fornero stabilì una applicazione biennale di queste variazioni. Ogni due anni al crescere della stima di vita degli italiani crescono anche i requisiti per le pensioni.
L’aumento dei requisiti nel 2027
E così che dal 2027 per le pensioni di vecchiaia serviranno 67 anni ed un mese di età. Mentre per le pensioni anticipate serviranno 42 anni e 11 mesi per un uomo e 41 anni ed 11 mesi per una donna. Per i più duri nei commenti, la riforma Fornero non solo non viene così superata, ma addirittura potenziata. I conti pubblici, che sono l’altro fattore, non permettono soluzioni diverse. Anche se come detto, nella prossima legge di Bilancio le cose potrebbero cambiare.
Perché il governo ha preso impegno a detonare l’aumento, o almeno a vedere come fare per denotarlo. Innanzitutto, va detto che in origine l’aumento doveva essere di 3 mesi già dal primo gennaio 2027 mentre poi si è deciso di aumentare nel 2027 solo un mese per poi passare ai 3 mesi solo nel 2028. Poi sono state salvaguardate alcune categorie di lavoratori che svolgono attività lavorative faticose e pesanti per i quali i requisiti rimarranno gli stessi di oggi anche negli anni a venire. Non sono escluse novità al riguardo in sede di varo della nuova manovra finanziaria. Soprattutto perché sarà una manovra elettorale visto che cambia il governo l’anno venturo.
Uniformità tra chi ha cominciato prima dell’inizio del 1996 e chi dopo
Se c’è da fare una considerazione su cosa abbia portato la riforma Fornero nel sistema, questa considerazione è quella relativa alla più netta distinzione tra contributivi puri e contribuenti misti. I primi sono coloro i quali hanno cominciato a versare contributi nel sistema solo dopo la fine del 1995. I secondi al contrario sono quelli che hanno cominciato a versare prima del 1996.
Il governo sta approntando l’estensione a tutti delle regole più favorevoli che il sistema contributivo prevede. Perché anche se dal punto di vista del calcolo della pensione il sistema contributivo è penalizzante, dal punto di vista delle possibilità di uscita qualche vantaggio lo prevedono. Il governo per esempio sta pensando, ad estendere anche ai misti la pensione a 71 anni di età.
Oggi solo i contributivi puri possono andare in quiescenza a 71 anni con minimi 5 anni di versamenti. Domani con una pensione calcolata con il contributivo potrebbero uscire a quella età anche i misti che oggi non possono farlo. Che sia il preludio ad estendere anche la pensione anticipata contributiva a questi misti? Perché oggi solo i contributivi puri possono accedere alla pensione a anticipata a 64 anni di età con 20 anni di versamenti. Sarebbe una possibilità estesa anche ai misti, purché accettino il ricalcolo contributivo della pensione.



