Nel 2025 alcuni interventi normativi hanno modificato e di molto la Naspi, cioè l’indennità per disoccupati dell’INPS. Sono state introdotte delle novità che di fatto hanno prodotto una stretta per i lavoratori che al termine di un rapporto di lavoro chiedono l’indennità per disoccupati INPS. Una stretta dicevamo perché di fatto è questo quello che ha introdotto il governo con delle novità che di fatto eliminano la possibilità di prendere la Naspi a diversi lavoratori. A rischio la Naspi anche per alcuni stagionali che in questi giorni stanno iniziando la loro stagione lavorativa e che a settembre come al solito dovrebbero passare a prendere l’indennità. Naspi che come dicevamo rischia sul serio di essere perduta per via proprio di queste novità che adesso vedremo.
Niente più Naspi dopo la stagione estiva nel settore turistico alberghiero
Prima di approfondire il campo delle novità introdotte che di fatto limitano le possibilità di prendere la Naspi e tanti contribuenti facciamo un esempio parlando di un tipico lavoratore stagionale del settore turistico alberghiero. Un lavoratore che dal 15 maggio inizia la sua attività di lavoro estiva, accettando la proposta lavorativa di un albergo, inizia a lavorare, ma dopo un mese esatto decide di dare le dimissioni perché non si trova bene in quel posto di lavoro o perché ha ricevuto un’offerta migliore da un altro albergo. Il 20 giugno quindi questo lavoratore cambia albergo e inizia a lavorare con contratto fino al primo settembre con questo nuovo albergo.
Dopo aver dato le dimissioni volontariamente dal primo albergo per tutte le situazioni che abbiamo prima descritto, questo lavoratore avendo ottenuto un nuovo posto di lavoro a tempo determinato inferiore ai tre mesi, non prenderà la Naspi. Funziona così la nuova regola che impedisce di prendere l’indennità per disoccupati INPS a quanti si sono dimessi da un precedente rapporto di lavoro per poi trovarne subito dopo un altro ma di breve durata. Il nuovo lavoro non può essere come dicevamo inferiore ai tre mesi e quindi alle 13 settimane di contribuzione versata.
Ecco tutti i perché di questa stretta sulla indennità dei lavoratori
Una stretta quella introdotta dal governo nel 2025 che fa ancora capolino nel 2026. Una soluzione alle solite pratiche furbesche che molti lavoratori dipendenti e datori di lavoro in passato hanno sempre adottato.
L’interesse reciproco di datore di lavoro e dipendente a interrompere il rapporto di lavoro era alla base di pratiche poco ortodosse e adesso bloccate. Tra datore di lavoro e dipendente, l’interruzione di un rapporto di lavoro ha interessi contrastanti. Il datore di lavoro, infatti, si trova spesso a considerare il licenziare un dipendente penalizzante.
Perché per via del licenziamento deve versare un contributo all’INPS che si chiama proprio ticket licenziamento. Il datore di lavoro che è costretto a licenziare un suo dipendente, infatti, in base alla anzianità di servizio dello stesso dipendente presso la sua azienda, deve versare un contributo che finanzia una parte della Naspi teoricamente e successivamente spettante allo stesso dipendente.
Al contrario il dipendente trova il dare le dimissioni volontarie molto penalizzante in quanto con le dimissioni volontarie non date per giusta causa, si perde il diritto alla Naspi. Ecco, quindi, che le politiche adottate dagli interessati erano sempre le stesse. Dimissioni del dipendente, nuova assunzione in una azienda compiacente ed anche per pochi giorni di contratto, le dimissioni precedenti venivano di fatto annullate come ostacolo per la Naspi futura. Adesso non è più così.



