Per andare in pensione in Italia ci vuole un mix di fattori da centrare. Sono i classici requisiti che vanno detenuti alla data di presentazione della domanda. Poi ci sono le condizioni di fruizione, che sono altri requisiti che per alcune misure vanno detenuti anche durante la fase di fruizione della pensione. Ma questo è un altro argomento. Per quanto concerne la pensione e quando un soggetto ci può andare in base all’età e ai contributi, esistono diverse misure.
Quando si può andare in pensione in base all’età e ai contributi
La pensione di vecchiaia 2026, prima del già previsto inasprimento, ha i seguenti requisiti:
- 67 anni di età;
- almeno 20 anni di contributi.
Se il diretto interessato ha iniziato a versare dopo il 31 dicembre1995, cioè se si tratta di quelli che notoriamente sono chiamati nuovi iscritti o “contributivi puri”, c’è anche da soddisfare un requisito economico che nel dettaglio è quello relativo all’assegno pensionistico il quale deve essere almeno pari all’importo dell’assegno sociale.
La vera pensione di vecchiaia per i contributivi puri
Sempre per i nuovi iscritti o contributivi puri che dir si voglia, bisogna arrivare a 71 anni di età per centrare la vera pensione di vecchiaia loro dedicata. Quindi, chi per esempio non matura 20 anni di versamenti a 67 anni di età, oppure chi non arriva ad una pensione pari all’assegno sociale almeno può andare in pensione con:
- 71 anni di età
- 5 anni di contributi effettivi;
- Indipendentemente dall’importo maturato di pensione.
Le eccezioni alle pensioni di vecchiaia
Alcune categorie hanno regole diverse di pensionamento e quindi non tutti devono necessariamente passare dalla pensione di vecchiaia. Ci sono lavoratori invalidi almeno all’80%, che possono andare a riposo con requisiti molto agevolati purché siano con una riduzione della capacità lavorativa specifica per il loro lavoro. I requisiti previsti sono:
- Almeno 20 anni di versamenti;
- Minimo 56 anni di età per le donne;
- Minimo 61 anni di età per gli uomini;
- Invalidità pensionabile non inferiore all’80%.
Altra categoria che gode di alcuni privilegi è quella dei lavori usuranti. Sono coloro che possono andare in pensione rientrando tra quelli previsti dal DLGS 67 del 21 aprile 2011 e che per requisiti possono uscire con:
- Almeno 61 anni e 7 mesi di età;
- Almeno 35 anni di contributi;
- Quota 97,6 raggiunta;
- Lavoro usurante svolto in 7 degli ultimi 10 anni o per la metà della vita lavorativa.
Le due misure dedicate a chi svolge un lavoro gravoso ma non solo
Nel novero delle misure che si possono sfruttare in base alla categoria di appartenenza senza dubbio un ruolo di spicco l’hanno la quota 41 precoci e l’Ape sociale. Possono accedervi quanti svolgono un lavoro gravoso (6 degli ultimi 7 anni o 7 degli ultimi 10 anni), gli invalidi al 74% almeno, i disoccupati involontari dopo la Naspi o i caregivers che da 6 mesi assistono un parente disabile con cui convivono. Per la quota 41 precoci i requisiti sono:
- Almeno 41 anni di contributi versati;
- Un anno almeno versato prima dei 19 anni di età.
Per l’Ape sociale, che è acronimo di Anticipo Pensionistico Sociale, i requisiti sono:
- Almeno 30 anni di versamenti per invalidi, disoccupati e caregivers;
- Almeno 36 anni di versamenti per gli addetti ai lavori gravosi;
- Età pari o superiore a 63 anni e 5 mesi.
Le pensioni anticipate ordinarie, tra età, contributi e altri requisiti
Esistono infine le due misure di pensione anticipata che potremmo definire ordinarie. La prima è generica e prevede l’uscita senza alcun vincolo anagrafico una volta arrivati a:
- 42,10 anni di contributi per gli uomini;
- 41,10 anni di contributi per le donne.
Poi c’è la versione destinata solo a chi non ha contributi in epoca retributiva, cioè prima del primo gennaio 1996. In questo caso i requisiti sono:
- Almeno 64 anni di età;
- Almeno 20 anni di contributi versati;
- Pensione non inferiore a 3 volte l’importo dell’assegno sociale.
Su quest’ultimo requisito c’è da fare un distinguo tra uomini e donne e tra donne con o senza figli. Perché uomini tutti e donne senza figli, devono rispettarlo in pieno il requisito delle 3 volte l’assegno sociale. Invece per le donne con figli le soglie cambiano nel seguente modo:
- Pensione pari o superiore a 2,8 volte l’assegno sociale con un figlio;
- Pensione pari o superiore a 2,6 volte l’assegno sociale con più di un figlio.



