Il riscatto della laurea è uno strumento che tanti lavoratori pensano di utilizzare per un duplice obiettivo. Andare in pensione prima e prendere una pensione più alta. Soprattutto per via del fatto che nonostante sia a pagamento, l’onere del riscatto è deducibile dal reddito e soprattutto nella versione agevolata più economica, molti sono i contribuenti che pensano al riscatto. Ma alcune volte il riscatto della laurea è assolutamente controproducente. Perché di fatto mette i bastoni tra le ruote a chi potrebbe andare in pensione prima e invece per colpa del riscatto deve rimanere a lavorare di più.
Addio pensione se riscatti la laurea? Vantaggi ok, ma anche controindicazioni
Il riscatto della laurea è conveniente dal punto di vista fiscale ma anche dal punto di vista previdenziale. Ma alcune volte ai vantaggi di una pensione più elevata e di uno sgravio fiscale molto allettante, il riscatto della laurea penalizza il diretto interessato. C’è un caso molto interessante che mette in luce come il riscatto della laurea impedisce l’accesso alla pensione di alcuni contribuenti sia di vecchiaia che anticipata. Ci sono due misure che per colpa del riscatto, vengono meno per alcuni contribuenti. Parliamo della pensione di vecchiaia contributiva e della pensione anticipata contributiva. Sono le misure che si possono sfruttare a condizione di vantare una carriera iniziata non prima del 1996. In pratica, due misure che non riguardano chi ha anche un solo contributo versato prima del 1996. E parliamo di contributi a qualsiasi titolo versati.
Le pensioni contributive e come funzionano
La pensione anticipata contributiva si centra al compimento dei 64 anni ma a condizione di avere anche almeno 20 anni di contributi versati, e tutti nel sistema contributivo. Ma anche a condizione di arrivare a prendere una pensione pari a 3 volte l’assegno sociale per tutti gli uomini e per le donne che nella loro vita non hanno avuto figli. Invece per le donne che di figli ne hanno avuti, l’importo minimo della pensione varia in base al numero di figli. Con uno solo, pensione ok se almeno pari a 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale. Oppure con più figli, pensione ok a condizione che sia di importo non inferiore a 2,6 volte l’assegno sociale. Non esistono limiti di importo invece per la pensione di vecchiaia contributiva. Che si centra con solo 5 anni di versamenti, ma a partire dai 71 anni di età.
Ecco cosa si rischia di perdere con il riscatto della laurea
Le due misure prima descritte prevedono quindi che tutti i contributi siano stati maturati nel sistema contributivo oppure se c’è l’adesione all’opzione di computo nella Gestione Separata INPS. Perché il riscatto minerebbe queste due misure? Perché se il periodo dedicato al percorso che ha poi portato alla laurea, si colloca prima del 1996, riscattare la laurea significa di fatto andare a posizionare questi contributi prima del 1996. Facendo saltare lo status di contributivo puro. A poco serve il fatto che con l’opzione contributiva (un contribuente può scegliere di farsi calcolare la pensione interamente con questo sistema), qualcuno può pensare di evitare la problematica. Se anche si utilizza la versione agevolata del riscatto, che prevede di scegliere l’opzione contributiva, solo l’assegno pensionistico verrebbe calcolato con il sistema contributivo, ma l’interessato non godrebbe dei vantaggi in quanto a diritto alla pensione, prori dei contributivi puri. In parole povere, il calcolo della pensione diventerebbe contributivo, ma la pensione a 64 anni di età o a 71 anni verrebbero perdute.



