Pensione badanti: età, contributi e quali pensioni si possono prendere

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di: Giacomo Mazzarella

Pensioni a 64 anni nel 2027: chi si avvantaggia di più e chi ci rimette tanto

Andare in pensione è un diritto in Italia che hanno anche le badanti straniere. Anzi, per certi versi, per loro esistono delle agevolazioni che fanno andare in pensione prima. Tutto, comunque, parte dai contributi previdenziali da versare. Perché senza contributi non c’è pensione. Al massimo senza contributi si può prendere l’assegno sociale. Ma è una prestazione assistenziale, basata sui redditi, e nel caso delle straniere, basata anche sul fatto che bisogna essere residenti per gran parte di un anno solare in Italia altrimenti la misura non spetta perché essendo assistenziale non è esportabile. Quindi, la pensione dipende dai contributi e poi naturalmente dall’età. Con entrambi i requisiti che variano da misura a misura. Anche per le badanti, anche se straniere, le regole di pensionamento potremmo definire generalizzate. Si adottano le stesse regole di tutti gli altri lavoratori, con in più il vantaggio che l’attività di badante a determinate condizioni può favorire l’uscita in anticipo.

Pensione badanti: età, contributi e quali pensioni si possono prendere

Non ci sono differenze quindi rispetto a tutti gli altri lavoratori dipendenti se di pensione parla una badante piuttosto che una baby-sitter o una colf.

Servono i contributi e come sempre se ne deve occupare il datore di lavoro che su questo deve essere preciso nel senso che vanno versati i contributi ogni tre mesi affinché si possano maturare i giusti anni e periodi. Parliamo dei classici versamenti trimestrali che i datori di lavoro dei domestici devono versare ogni 10 aprile, 10 luglio, 10 ottobre, 10 gennaio.

Pensione di vecchiaia badanti e colf

Per le badanti come per le colf, la pensione di vecchiaia si può centrare in presenza di almeno 20 anni di versamenti ed almeno 67 anni di età. Ma se il primo versamento è successivo al 31 dicembre 1995, serve arrivare anche a prendere una pensione non inferiore all’importo dell’assegno sociale che per intenderci nel 2026 è pari a 546,24 euro al mese. Naturalmente se la badante ha maturato i 41,10 anni di contributi, oppure se è un badante maschio i 42,10 anni di versamenti, anche per loro, a prescindere dall’età, c’è la possibilità di sfruttare la pensione anticipata ordinaria.

Le pensioni anticipate

Se il primo accredito di contributi è successivo al 31 dicembre 1995, ecco che a 64 anni anche il domestico può accedere alla pensione anticipata contributiva. In questo caso servono 20 anni di contributi ma anche una pensione non inferiore all’importo dell’assegno sociale moltiplicato per 3. nel caso delle donne, e quindi per le classiche badanti, l’importo minimo della pensione scende se ci sono dei figli avuti nella vita. Con un figlio la soglia è non inferiore all’importo dell’assegno sociale moltiplicato per 2,8 volte, e con più figli moltiplicato per 2,6 volte.

Attività di badante e lavoro gravoso

Teoricamente il lavoro della badante rientrerebbe in due diverse misure di pensionamento anticipato. Misure che sono l’Ape sociale e la quota 41 precoci. Che si possono sfruttare, oltre che per lavoro gravoso, anche in qualità di disoccupati dopo aver preso interamente tutta la Naspi spettante. Oppure come caregivers se c’è in casa e in coabitazione, un parente disabile grave da almeno 6 mesi. O come invalidi al 74%. Ma tornando al lavoro gravoso, tra le 15 attività previste per le due misure c’è l’assistenza di persone non autosufficienti. Significa che potenzialmente possono uscire dal lavoro le badanti che maturano 41 anni di contributi, di cui un anno versato prima dei 19 anni di età. Non ci sono limiti anagrafici e la misura è la quota 41 precoci. Oppure possono uscire quante hanno almeno 63 anni e 5 mesi di età ed almeno 36 anni di contributi.

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