Auto a targa polacca o estera addio: ecco cosa devono pagare adesso i furbetti

Immagine di di: Giacomo Mazzarella

di: Giacomo Mazzarella

Targa estera

Un vero fenomeno da tempo è stato quello delle targhe straniere circolanti in Italia. Auto con targa estera, cioè un escamotage perfetto per evitare di pagare tasse come il bollo auto, assicurazioni sempre più care e imposte sui passaggi e sulle trascrizioni che evidentemente in Italia sono più care che all’estero. Ed in alcuni casi, anche per evitare di essere assoggettati a pesanti multe per violazioni del Codice della Strada diventando quasi invisibili di fronte alla legge proprio perché si guida un veicolo che ha una targa estera. Un fenomeno dicevamo. Prima erano targhe rumene o bulgare soprattutto a farla da padrone per le strade italiane. Ai tempi dei famosi decreti Sicurezza del governo Conte, Matteo Salvini da Ministro dell’Interno aveva posto un freno a situazioni di questo genere. Limitando temporalmente la durata di circolazione in Italia dei veicoli a targa estera se condotti da persone residenti in Italia. Adesso il fenomeno, anche in questo caso da contrastare, riguarda le targhe polacche, sempre più presenti in Italia, soprattutto nel napoletano. Una stretta è arrivata. E adesso vedremo cosa devono fare quelli che hanno un veicolo a targa polacca per tornare ad essere legali in Italia.

Auto a targa polacca o estera addio: ecco cosa devono pagare adesso i furbetti

Da anni migliaia di auto e moto in Italia montavano targhe estere per evitare gli elevati costi di gestione amministrativa dei veicoli nel Bel Paese. Una stretta normativa non è stata introdotta solo in Italia, ma anche in Polonia. Il che riduce i margini e restringe le iniziative di questo genere da parte degli automobilisti. Prima di tutto, il metodo più usato per circolare in Italia con auto a targa polacca era il passaggio di proprietà a società di noleggio a lungo termine con sede in Polonia. In pratica gli automobilisti italiani erano soliti circolare, in molti casi, con auto che non solo avevano targa estera, ma anche proprietà estera e nemmeno di una persona fisica. I dati dell’Automobile Club Italia (ACI) danno la dimensione del fenomeno.

Con poco meno di 70.000 veicoli che circolano in Italia ed hanno la targa della Polonia. E pare che circa la metà se non di più, siano nel napoletano. L’auto viene venduta ad una società di noleggio polacca, che la riconsegna immediatamente al proprietario originario italiano, di fatto noleggiandola con un canone irrisorio magari comprensivo di assicurazione RCA.

In questo modo, risparmiando sugli elevati costi delle assicurazioni che arrivano a superare diverse migliaia di euro in determinate zone dello Stivale, soprattutto per auto alla prima immatricolazione. Pagare 3.000 euro di polizza RCA per una utilitaria alla prima immatricolazione per un neopatentato non è raro, e nel napoletano le tariffe assicurative sono elevatissime. Ecco l’escamotage spiegato quindi.

Stretta sia in Italia che in Polonia

Le novità da cui parte la stretta sul fenomeno sopracitato nascono con la modifica al Codice della Strada. Obbligatorio iscrivere al Registro dei Veicoli Esteri (REVE) l’auto con targa straniera, ed è una iscrizione che costa intorno a 500 euro. Oltretutto per essere a norma il veicolo deve essere assicurato con la polizza obbligatoria RCA con compagnie italiane o quantomeno autorizzate. Dalla Polonia poi ecco le richieste di rivalsa contro i cittadini italiani coinvolti in sinistri sul territorio della Penisola.

La rivalsa non è altro che la facoltà di una compagnia di assicurazione di rivalersi sul proprio cliente nel caso in cui tra coperture assicurative pagate e sinistri, qualcosa non era lineare. In pratica se un automobilista ha pagato un premio di polizza più basso per via di false dichiarazioni o omesse informazioni fornite alla compagnia assicurativa (per esempio la guida esperta ma l’auto guidata da un neopatentato, ndr), quest’ultima può chiedere al suo cliente di partecipare al risarcimento che la compagnia ha pagato ad un terzo danneggiato, in misura proporzionale al risparmio avuto sul premio dell’auto per via della falsa informazione.

Quanto costa adesso tornare alle targhe italiane dopo quelle polacche ed estere

Di fatto vengono meno le condizioni favorevoli che hanno portato all’aumento esponenziale dei veicoli a targa estera in Italia. Ma chi ha una auto in queste condizioni, adesso che dovrà rimetterla a posto in Italia, dovrà sostenere delle spese aggiuntive. Per rendere l’auto idonea adesso in Italia, ci saranno da affrontare le spese di diversi passaggi tra Ufficio Motorizzazione Civile (UMC) e Pubblico Registro Automobilistico (PRA). Il veicolo che di fatto era diventato proprietà di una società di autonoleggio polacca deve essere riacquistato dal vero proprietario. Con un acquisto secondo le regole italiane, con tanto di fattura e versamento dell’IVA.

E poi, imposta di bollo, diritti della Motorizzazione, costo delle nuove targhe, contributo PRA e Imposta Provinciale di Trascrizione (IPT). Per una spesa a livello fiscale di oltre 2.000 euro. Senza considerare poi che bisognerà riassicurare l’auto in Italia. Con le tariffe della classe bonus malus 14 come nuova immatricolazione.

 

Condividi:

Facebook
Twitter
LinkedIn
Pinterest