La riforma delle pensioni: nuova pensione anticipata e nuovi meccanismi

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di: Giacomo Mazzarella

Riforma delle pensioni

Comincia a prendere corpo una riforma delle pensioni che fino a poche settimane fa sembrava impossibile. La legge di Bilancio si avvicina e sulle pensioni trapelano novità molto interessanti per il nuovo anno. Certo, nulla è ancora deciso e tutto è ancora in lavorazione, ma per il momento le novità su cui si discute sembrano davvero importanti. La riforma delle pensioni in arrivo guarda alla flessibilità, alle uscite anticipate e pure ad una sorta di garanzia giovani, nel senso che si prevede una programmazione della pensione da appena nati.

Pensioni a 64 anni con 20 anni di contribuiti

La prima novità che potrebbe entrare in azione nel pacchetto previdenziale della legge di Bilancio è una pensione flessibile per chi ha pochi anni di contributi versati. Non tutti hanno carriere contributive di 30, 35 o 40 anni. Sono molti di più i contribuenti che vantano carriere contributive vicine ai 20 anni che quelli che finiscono verso i 40 anni di versamenti. E allora, ecco al vaglio una misura che garantirebbe una maggiore flessibilità rispetto ad oggi per questi contribuenti. Per loro allo stato attuale delle cose, l’unica via di uscita davvero praticabile sarebbe la pensione a 67 anni di età, cioè la pensione di vecchiaia. Solo per chi vanta carriera iniziata dopo il 31 dicembre 1995 c’è una alternativa nella pensione anticipata contributiva. E questa alternativa parte dai 64 anni di età. E allora perché non allargare a tutti questa possibilità? Probabilmente questo è ciò che spinge qualcuno all’interno della maggioranza, a lavorare in questa direzione.

E allora ecco che l’idea è di allargare il vantaggio della pensione a 64 anni di età in una ipotetica nuova riforma, anche a chi vanta una carriera cominciata prima del 1996. Lasciando al contribuente la facoltà di scegliere se uscire a 64, 65 o 66 anni di età o aspettare la pensione di vecchiaia ordinaria che tra le altre cose nel 2027 salirà come età pensionabile a 67 anni e un mese. Opzione dicevamo, perché dietro l’anticipo si nasconde la solita penalizzazione di assegno. Parliamo del ricalcolo contributivo della prestazione a cui sarebbero soggetti quanti decidessero a misura varata, di sfruttare l’anticipo.

La pensione flessibile per chi ha molti contributi versati

La seconda misura dentro questa ipotesi di riforma delle pensioni invece guarda a chi ha carriere già abbastanza lunghe. Oggi per chi ha carriere di oltre 40 anni di versamenti le vie di uscita sono due. Una generica, che è la solita pensione anticipata ordinaria. Che si centra solo al raggiungimento di 42 anni e 10 mesi di versamenti per gli uomini e di 41 anni e 10 mesi per le donne. La misura nel 2027 vedrà un leggero inasprimento del requisito contributivo che è l’unico da centrare perché le pensioni anticipate non hanno limiti anagrafici. L’inasprimento è di un mese. La seconda misura invece è limitata solo ai precoci e solo a determinate categorie di contribuenti. Parliamo in questo caso della quota 41 per i precoci. Misura per la quale l’interessato deve raggiungere almeno 41 anni di versamenti e deve avere almeno 12 mesi versati anche discontinuamente prima dei 19 anni di età.

L’idea in questo senso è quella di allargare la misura a tutti i contribuenti, a prescindere dalle categorie di appartenenza (la quota 41 oggi vale solo per i caregivers, gli invalidi, i disoccupati o gli addetti ai lavori gravosi e usuranti, ndr). Come funzionerebbe la misura? Innanzitutto, verrebbe fissata a 62 anni l’età minima per poter sfruttare il canale. E per ogni anno di anticipo la pensione verrebbe tagliata del 2%. In pratica con 62 anni di età almeno e con 41 anni di versamenti minimi, un contribuente potrebbe decidere di uscire in anticipo dal lavoro, ma lasciando una parte della pensione maturata in base agli anni di anticipo sfruttati.

Nuova riforma delle pensioni e programmazione della quiescenza

E veniamo alla novità forse più rivoluzionaria. Che non guarda esclusivamente al primo pilastro della previdenza obbligatoria ma va oltre. Sembra che l’idea non sia del tutto nuova perché il governo e l’INPS ci lavorano da tempo. Lo ha sottolineato la ministra del Lavoro Marina Calderone. Il dato di fatto è che sono sempre meno le nascite e sempre più lunga è l’aspettativa di vita. I giovani di oggi dovranno mantenere platee di pensionati sempre maggiori visto che il sistema prevede che siano i lavoratori a versare i contributi che servono all’INPS per pagare le pensioni di chi lavoratore non lo è più.

E allora il rischio è che questi giovani vadano in pensione sempre più tardi ma soprattutto, con pensioni sempre più basse. La nuova riforma delle pensioni non può non guardare a questa platea. Ed ecco l’idea. Aprire un fondo pensione complementare per gli appena nati. In sostanza, alla nascita lo Stato provvederebbe ad aprire una posizione previdenziale integrativa. Ma non solo. Sempre lo Stato si occuperebbe di versare i primi contributi. Si parla per esempio di 10 euro al mese fino alla maggiore età del nascituro. In modo tale da fornire ai giovani una base di partenza per la loro pensione futura. Garantendo in linea di massima un montante a 70 anni pari già a 30.000 euro circa soltanto con i versamenti statali fino a 18 anni.

Se l’interessato o la sua famiglia hanno la possibilità o la volontà di continuare a versare, naturalmente il montante salirebbe. Il tutto per garantire alle generazioni future, trattamenti maggiori cumulando la pensione obbligatoria con questa integrativa. Come proposto dal Presidente dell’INPS Gabriele Fava, la gestione del fondo sarebbe a capitalizzazione, nel senso che questi versamenti verrebbero investiti per garantire il maggiore rendimento possibile.

Al momento non esiste un testo della misura e non c’è niente di scritto. Ecco perché bisognerà aspettare il varo della nuova manovra d’autunno, cioè della nuova legge di Bilancio che ormai, almeno come presentazione, è in dirittura di arrivo.

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