Il comparto scuola, lo stress dei lavoratori e la sindrome da burnout tornano di attualità. E lo fanno con una nuova proposta di intervento suggerita al governo. Una pensione a 60 anni di età, con riscatto della laurea gratuito. Nulla di nuovo, perché si tratta di una vecchia proposta del sindacato ANIEF e del suo Presidente Marcello Pacifico. Una proposta rilanciata adesso dalla senatrice del Movimento 5 Stelle, Vincenza Aloisio. Che avvalora ancora di più l’iniziativa del sindacato che portò ad una petizione che ha raccolto un discreto successo.
La proposta dell’ANIEF e la petizione
Perché si arriva a chiedere il pensionamento anticipato nel comparto scuola? Lo spiega bene proprio Marcello Pacifico, Presidente Nazionale dell’ANIEF nella scheda che accompagna la petizione prima citata e di cui riportiamo integralmente il testo.
“La presente petizione vuole riconoscere al personale docente e scolastico, a tutto il personale del comparto istruzione e ricerca, la stessa finestra per la pensione di limite anagrafico a 60 anni prevista per il personale delle forze militari (d.lgs. 66/2010) e di polizia (d.lgs. 334/2000), con la possibilità, a domanda, di permanere in servizio anche con compiti di tutoraggio e orientamento per i neoassunti, con incentivi, fino a 67 anni.
La petizione chiede per il personale docente e scolastico e per tutto il personale del comparto istruzione e ricerca (atenei, enti di ricerca, conservatori e accademie) anche lo stesso riscatto gratuito degli anni universitari di valore legale della laurea, previsto per gli ufficiali delle forze militare dall’art. 32 eel DPR 1092/1973, in quanto titolo di accesso alla professione.
L’ultimo rapporto dell’ARAN sull’età anagrafica dei dipendenti della pubblica amministrazione nel 2021 conferma il progressivo invecchiamento del personale docente e scolastico, e in generale del comparto istruzione e ricerca, rispetto all’attuale riforma delle pensioni che prevede il pensionamento dopo quasi 44 anni di contributi o il limite anagrafico di quasi 68 anni di età.
Il personale docente e scolastico della scuola italiana è il più vecchio in Europa e nel mondo, per il 77,4% è di sesso femminile.
235.741 unità erano in servizio a scuola nel 2021 con un’età over 60 (18 6%), a dispetto di quanto avveniva nelle forze di polizia con 2.296 unità (0,8%) e nelle forze armate con 186 unità (0,1%), in ragione della specificità dell’ordinamento militare, del rischio, ma a dispetto del burnout che non è riconosciuto agli insegnanti e a tutto il personale scolastico.
Per superare il gap generazionale tra studenti e insegnanti, svecchiare il corpo docente, intervenire sul burnout, invogliare agli studi universitari, pertanto, il sindacato Anief ritiene necessario modificare le norme sull’accesso alla pensione e sul riscatto gratuito degli anni di formazione del personale docente e scolastico e in generale di tutto il comparto istruzione e ricerca.”
La proposta del Movimento 5 Stelle sulla strada di quella dell’ANIEF
La petizione come dicevamo ha raccolto subito adesioni. E adesso la sposa anche il Movimento 5 Stelle. Mai occasione migliore di questa per due diverse ragioni. Prima di tutto perché alle porte ci sono la legge di Bilancio del governo da approvare entro fine anno e l’anno venturo le nuove elezioni politiche.
E poi perché sta per partire il nuovo anno scolastico. La senatrice del Movimento 5 Stelle rilancia l’iniziativa del sindacato. Parlando anch’essa di sindrome burnout, stress ed altri fattori da considerare. Il tutto per consentire al personale della scuola di andare in pensione prima. Tutto il personale e non solo alcuni insegnanti. Così come ci tiene a sottolineare la senatrice e come a suo tempo ha sottolineato l’ANIEF.
In pensione già a 60 anni con riscatto gratis della laurea, ecco la nuova ipotesi
La laurea ed il percorso che hanno portato alla laurea devono essere convertiti in periodi contributivi senza che i lavoratori debbano versare alcun corrispettivo. Anche perché la laurea nel comparto è fattore determinante per entrare in servizio.
Alla luce di questo, è evidente che non è ipotizzabile che un insegnante che deve prima laurearsi per poi poter entrare in servizio, possa accedere alle pensioni anticipate che necessitano di carriere lunghe 42 anni e 10 mesi per un uomo o 41 anni e 10 mesi per una donna, ad una età più bassa di 67 anni.
Ed allo stesso tempo, per le già citate questioni di salute e di rischi che corrono i lavoratori del comparto a restare in servizio fino a tarda età, lasciare praticamente solo la pensione di vecchiaia a 67 anni per loro è una cosa da correggere. Le motivazioni delle petizioni e delle proposte quindi sono perfettamente comprensibili. Soprattutto alla luce del fatto che le richieste richiamano anche a possibilità simili che invece in altri comparti della Pubblica Amministrazione sono già in vigore.



