La moda del momento sono le case ad un euro. Si, case in vendita al prezzo simbolico di un euro. Procedura pubblica, con favoriti quelli che spostano la residenza in quella casa. Le case ad un euro che nascono per contrastare lo spopolamento dei piccoli centri e per agevolare le ristrutturazioni del patrimonio immobiliare italiano però nascondono delle insidie. Un euro ok, ma non è che con un solo euro si entra in proprietà della casa. Ci sono costi da sopportare che non sono irrisori.
Case a un euro un affare: tasse, costi e spese non mancano
Comperare una casa ad un euro è una cosa che funziona, almeno stando alle segnalazioni che ci arrivano. Ma esperienza di chi ha sfruttato i bandi di questo genere, le spese da sostenere non sono del tutto basse anche se sono convenienti. Vecchi immobili, spesso siti in posti dello stivale a rischio spopolamento, offerti ad un euro a chi decide di partecipare ai bandi. Il prezzo è simbolico. L’acquirente diventa proprietario ma allo stesso tempo prende in carico oneri di ristrutturazione e altre spese accessorie. Ed i costi non sono pochi e soprattutto variano da caso a caso.
Potremmo dire che non è tutto oro quel che luccica. Una casa ad un euro può sembrare un autentico regalo. Ma poi qualcosa bisognerà pur sempre cacciare.
Ecco da dove nasce l’operazione
Lo spopolamento dei piccoli borghi ha fatto nascere fin dal 2008 quel progetto assai noto dal nome “case ad un euro”. Ormai è diffuso molto questo genere di iniziativa di piccoli comuni, piccoli borghi e piccoli centri. Da Nord a Sud sono tante le iniziative per le case ad un euro. Salvare i centri a rischio spopolamento e sistemare immobili fatiscenti in modo da salvaguardare il decoro urbano di queste aree è alla base dell’iniziativa. Ma i costi da sostenere sono ben più altri del simbolo di questa acquisizione, cioè l’euro. Le iniziative sono gestite dai singoli Comuni. E sono loro ad emanare bandi al riguardo con l’elenco della case da affidare ad un acquirente per un corrispettivo che supera il costo di un semplice caffè al bar.
La casa non è del Comune ma di un soggetto privato. Magari uno che ha ereditato casa in un piccolo borgo. Si, una casa ereditata, magari fatiscente, con il proprietario a cui l’immobile non serve a cui potrebbe fare comodo alienare. Ed ecco la soluzione dell’inserimento dello stesso nelle case ad un euro. Il Comune fa quasi da intermediario ed assegna la casa ai richiedenti. L’acquirente si impegna a ristrutturare casa, con tecniche di bioedilizia, efficientamento e risparmio energetico. Ed a spese proprie usando ditte, aziende ed artigiani del posto tra quelli individuati dal Comune.
I costi reali delle case ad un euro
La casa viene assegnata a chi presenta il progetto migliore da ogni punto di vista, promettendo anche di portare a termine l’operazione nelle tempistiche previste dal bando.
A carico dell’acquirente oltre al costo delle opere di ristrutturazione anche le spese per la fideiussione bancaria da 5.000 euro che però si recupera al termine dei lavori come una specie di caparra. Poi naturalmente da pagare w carico di chi ottiene la casa, i costi di progettazione, le spese del professionista come il notaio e gli oneri connessi per eventualmente la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) o il PDC (Permesso di Costruire), le variazioni in Catasto e le sanatorie edilizie.



