Un settore dove fino a poco tempo fa le regole erano poche e spesso non rispettate da tutti i datori di lavoro. Il settore domestico è stato sempre un settore ad alta incidenza di contratti irregolari o addirittura di lavoratori in servizio senza contratto. Poi con il varo dei CCNL, con i loro aggiornamenti costanti, le cose sono cambiate anche se le irregolarità sono all’ordine del giorno. Oggi per esempio parliamo del TFR, ovvero della liquidazione o buonuscita che dir si voglia. La somma accantonata che ogni lavoratore dipendente ha diritto a ricevere quando si interrompe un rapporto di lavoro, nel settore domestico e quindi anche per i bandati, ha regole diverse da tutti gli altri settori. E spesso quello che è un diritto per tutti i lavoratori, o viene negato del tutto, o viene elargito secondo regole che adesso l’Ispettorato del Lavoro decide di chiarire.
Stipendio badanti: il TFR ogni mese in busta paga, ma attenti alle regole
Il TFR, acronimo di Trattamento di Fine Rapporto è in genere liquidato alla fine del rapporto di lavoro in qualsiasi settore lavorativo. Certo, a volte è erogato pure in anticipo dietro richiesta del lavoratore. Ma ci vogliono le giuste motivazioni per chiedere un anticipo del TFR al datore di lavoro. E poi, per l’anticipo la normativa generale (alcune variazioni possono nascere in base al settore lavorativo e al CCNL applicato) prevede la possibilità a condizione che il lavoratore risulti in servizio da almeno 8 anni presso lo stesso datore di lavoro.
Nel settore domestico invece il 75% del TFR può essere ottenuto direttamente in busta paga dal lavoratore, ed ogni dicembre di ogni anno di lavoro. Lasciando alla liquidazione finale solo il 25% delle cifre accantonate mese per mese. Perché il TFR si accantona mese dopo mese durante il rapporto di lavoro.
Ma a volte già in sede di sottoscrizione del contratto di lavoro, il datore di lavoro decide di comprendere il TFR nello stipendio mensile erogato al lavoratore o alla lavoratrice. In pratica, non si accantona nulla e il TFR viene liquidato mese dopo mese. Ma è una pratica che non si può fare. O almeno questa la conclusione a cui arriva l’Ispettorato Nazionale del Lavoro che con una nota affronta proprio questo argomento.
Anche se lavoratore e datore di lavoro decidono diversamente, le regole sono ferree
La nota numero 616 del 3 aprile 2025 da parte dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro dice stop alla pratica diffusa di assegnare, spesso inconsapevolmente da parte del lavoratore, il TFR direttamente nelle buste paga mensili. Non è regolare la liquidazione mensile del TFR in busta paga nel settore domestico.
Dal momento che parliamo di una cifra a liquidazione differita, che si accantona mese per mese, liquidare il TFR mensilmente va contro la natura stessa di questo sacrosanto diritto del lavoratore. In caso di controlli, l’Ispettorato può sanzionare il datore di lavoro, costringendolo a versare di nuovo il TFR, ovvero ad accantonarlo nonostante con una intesa col lavoratore, era stato deciso diversamente. L’intesa tra le parti non serve a cambiare le regole scritte che impongono il TFR a liquidazione differita.



