Prima la Naspi poi la pensione anticipata, ecco come

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di: Giacomo Mazzarella

pensione precoci

Dopo aver perso il lavoro c’è la possibilità di prendere gli ammortizzatori sociali. Ed il più importante è la Naspi. E dopo aver preso la Naspi cosa si può fare? L’alternativa al trovare un nuovo lavoro è la pensione. Ma solo per chi ne ha la possibilità. E ci sono due misure che possono fare al caso di quanti dopo la perdita dell’occupazione e la fruizione degli ammortizzatori sociali, vogliono dire basta con il mondo del lavoro. Ecco le due possibilità per la pensione dei disoccupati, a 63 anni di età o anche prima.

Dopo la Naspi cosa fare? Ecco quando arriva la pensione in anticipo

Andare in pensione dopo aver perso il lavoro è possibile? A dire il vero la risposta è affermativa, ma naturalmente bisogna avere i giusti requisiti non tanto per la Naspi, perché sarebbe una cosa scontata. Ma piuttosto per la pensione.

Hai 62 anni di età e 25 anni di contributi ed hai pure terminato di prendere la Naspi? Niente pensione, perché non ci sono misure che hanno questa età e questi contributi come quelli utili a riuscire nell’impresa di centrare una pensione. Perché a volte è una autentica impresa il pensionamento.

Eppure, ci sarebbero due misure che un disoccupato potrebbe invece riuscire a sfruttare, ma solo al termine della Naspi interamente percepita. La prima misura prevede un limite di età e si chiama Ape sociale. L’altra misura invece non ha limiti di età e si chiama quota 41 precoci.

Ape sociale per disoccupati, come funziona?

L’Ape sociale è un reddito ponte assegnato ad un contribuente che rientra in una delle 4 categorie previste e che ha maturato i giusti requisiti. Le 4 categorie sono i caregivers, gli invalidi, gli addetti ai lavori gravosi e i disoccupati. Ma bisogna aver raggiunto almeno 63 anni e 5 mesi di età oltre che almeno 30 anni di contributi previdenziali versati (36 anni per i lavori gravosi).

Nello specifico dei disoccupati, bisogna rispettare alcune caratteristiche. Prima di tutto il lavoro deve essere stato perso in maniera involontaria. Non per dimissioni volontarie quindi, a meno che non siano per giusta causa. In tutti gli altri motivi di interruzione del rapporto di lavoro invece, la Naspi può essere fruita. E la Naspi diventa fondamentale per poter poi prendere la pensione con l’Ape sociale.

Perché deve essere presa interamente dal contribuente per passare poi, da mese successivo all’ultima Naspi spettante, a prendere l’Ape sociale. Ape sociale che eroga una pensione pari a quella maturata alla data di uscita. Ma non superiore a 1.500 euro al mese e dura, fino ai 67 anni di età. Quando decade per fare posto, per il diretto interessato, alla pensione di vecchiaia ordinaria. La misura non è reversibile, non si indicizza all’inflazione, non prevede maggiorazioni e nemmeno la tredicesima.

La quota 41 precoci per disoccupati

L’altra misura utile ai disoccupati per poi passare a diventare pensionati è la quota 41 precoci. In questo caso non esiste un limite anagrafico come per l’Ape sociale. Non bisogna arrivare a 63 anni e 5 mesi di età ma basta completare i 41 anni di contributi previsti.

Di questi 41 anni però, almeno uno deve essere stato versato prima di arrivare a 19 anni di età. Anche in discontinuità di versamento. Pure la quota 41 precoci ha le stesse 4 categorie dell’Ape sociale come perimetro di applicazione, ma ai lavori gravosi si aggiungono anche gli addetti ai lavori usuranti. Per lo specifico dei disoccupati sempre la Naspi è fondamentale. Una volta perso involontariamente il lavoro ed una volta dentro la Naspi, occorre incassarla tutta. E solo dopo 3 mesi dall’ultima Naspi spettante scatta il diritto alla quota 41 precoci.

Per i disoccupati canali agevolati

Come abbiamo visto quindi, dopo l’indennità per disoccupati INPS è possibile andare in pensione con due differenti misure. La fruizione intera della Naspi è fondamentale. Ma in base ad alcune recenti sentenze di alcuni tribunali, anche chi non prende la Naspi potrebbe avere diritto a chiedere all’INPS la pensione. Per esempio la Cassazione con due diverse sentenze ha smontato l’interpretazione restrittiva dell’INPS che bocciò le domanda di Ape sociale ad alcuni disoccupati rei di non aver chiesto la Naspi nonostante ne avessero diritto per il solo fatto di voler subito passare all’Ape sociale. Secondo la Cassazione, completare la fruizione della Naspi è obbligatorio e quindi è giusta la tesi dell’INPS, solo per chi la Naspi l’ha chiesta.

Perché Naspi e pensione sono incumulabili. Invece per chi decide di non chiedere la Naspi, se ne ha comunque diritto, ha soddisfatto il requisito dello status di disoccupato utile alla pensione anticipata. Come diciamo sempre noi però, una cosa sono le norme, un’altra cosa sono le interpretazioni dell’INPS ed un’altra cosa ancora sono le sentenze. Queste ultime non fanno legge ma servono ai contribuenti come precedenti nel caso in cui anche per loro dall’INPS arrivi la risposta negativa sulla domanda di pensione.

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