Nuova pensione a 62 anni ai nati nel 1965: tagli lineari per la flessibilità?

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di: Giacomo Mazzarella

Pensione anticipata

C’è molta attesa per capire se davvero ci sarà la possibilità nel 2027 di uscire dal lavoro e andare in pensione a 62 anni. Su questo genere di pensionamento si spendono parole da tempo. Nella futura legge di Bilancio il governo pare intenzionato a verificare la possibilità di inserire una nuova misura. Che non sarà la vecchia quota 41 per tutti che da anni si propone, ma una più delimitata quota 41 flessibile. Prima di sognare ad occhi aperti e pensare alla pensione in anticipo già nel 2027 per chi, per esempio, è nato nel 1965, meglio capire però cosa significa taglio lineare di assegno e cosa significa flessibilità.

Nuova pensione a 62 anni ai nati nel 1965: tagli lineari per la flessibilità?

Di essere allettante lo è. Una pensione a 62 anni di età che magari consente ai nati nel 1965 di uscire nel 2027 è senza dubbio una specie di sogno ad occhi aperti. Un soggetto che dovrebbe aspettare il 2032 oppure oltre per arrivare all’età pensionabile, oppure che si trova davanti ancora tre o quattro anni di lavoro, potrebbe lasciare il lavoro già nel 2027 con la nuova quota 41 flessibile su cui i legislatori pare stiano lavorando.

Però non esiste misura flessibile che non abbia delle controindicazioni. Proprio perché la flessibilità prevede delle particolarità. Ogni contribuente ha le sue prerogative e le sue aspettative per la vita futura da pensionato. Il tenore di vita che cambia uscendo dal mondo degli stipendiati e passando al mondo dei pensionati. Il reddito, l’importo della pensione, il massimizzare l’assegno sono tutti fattori che da un contribuente all’altro possono cambiare. La dimostrazione è la scarsa riuscita, specie del 2025, della quota 103. Una misura quest’ultima che consentiva uscite a 62 anni di età con 41 anni di versamenti e una pensione calcolata interamente con il sistema contributivo. Sono stati tanti i contribuenti che, pur avendo maturato il diritto a quella misura, non l’hanno sfruttata. Hanno scelto di restare a lavorare per evitare il ricalcolo contributivo penalizzante. Anche la nuova ipotesi di pensione a 62 anni dal 2027 prevede delle penalizzazioni. Non da ricalcolo contributivo però. Si parla di tagli lineari di assegno. Ma sempre penalizzazioni sono. Infatti, uscire dal lavoro con la quota 41 flessibile come pare si chiamerà la nuova misura non sarà esente da tagli.

I tagli lineari e più tardi si esce meglio è

Una misura che permette di uscire a 62 anni deve per forza avere delle penalizzazioni se si vuole dichiarare la misura flessibile. Perché se non ci fossero controindicazioni tutti lascerebbero il lavoro a 62 anni. E lo Stato dal punto di vista della spesa previdenziale non si può permettere tutto questo. A tal punto che vengono per esempio varate misure come il bonus Giorgetti che prevede un premio sullo stipendio a chi nonostante il diritto maturato sceglie di restare a lavorare. Prima vai in pensione meno prendi. la regola è generale e nasce innanzitutto dal meccanismo di calcolo delle pensioni. Se ciò che si versa finisce in un contenitore chiamato montante contributivo è evidente che più si versa più pensione si prende. Ed al contrario, prima si interrompe la carriera dei versamenti meno pensione si prende. Poi ci sono i coefficienti che trasformano il montante contributivo in pensione. Ed anche in questo caso, i coefficienti sono tanto migliori quanto più elevata è l’età di uscita dal lavoro. A parità di contributi una pensione a 62 anni non sarà mai superiore ad una a 63, 64 o 65 anni, anzi, sarà sempre inferiore. E per la nuova quota 41 flessibile oltre a tutto questo ci sono anche i tagli lineari di assegno.

Pensione a 62 anni e cosa si guadagna restando a lavorare

Un taglio lineare di pensione non è altro che un taglio all’assegno percepito commisurato al vantaggio sfruttato in termini di uscita. Nella nuova pensione a 62 anni si partirebbe dalla base del 2%. Ogni anno di uscita prima dell’età pensionabile segnerebbe un taglio del 2%. Così a 62 anni c’è chi perderebbe il 10%, a 63 anni l’8% e così via dicendo. Flessibile la misura perché un contribuente potrebbe scegliere se uscire prima perdendo magari il 10% a 62 anni o recuperare il 2% in più semplicemente rimandando all’anno dopo ed ai 63 anni la pensione. Ogni anno di permanenza in più nel mondo del lavoro varrebbe il 2% in più di pensione. Oltre naturalmente ai maggiori versamenti che si maturerebbero con un altro anno di carriera. Ed oltre al coefficiente migliore che con un anno in più di età si applicherebbe al calcolo del trattamento.

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