Bonus, pensioni e tanto altro per chi assiste un familiare invalido

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di: Giacomo Mazzarella

Bonus caregiver per chi assiste familiari invalidi.

La legge 104 è la base di partenza, ma sono diverse le misure, i bonus e le prestazioni in favore dei cosiddetti caregiver, ovvero soggetti che assistono parenti disabili gravi. Agevolazioni, prestazioni e bonus per chi assiste un familiare invalido grave ce ne sono diverse. Ecco una approfondita guida alle varie misure da sfruttare.

Le pensioni e i bonus per chi assiste un familiare invalido

Assiste un familiare invalido grave il cosiddetto caregiver. Parliamo di chi ha un parente dentro il perimetro della legge 104 e che ha bisogno di assistenza da parte del familiare. A livello previdenziale ci sono diverse misure che si possono sfruttare. Naturalmente parliamo di prestazioni anticipate, che sono destinate a chi ha a che fare con familiari disabili dentro il nucleo familiare. La coabitazione e stessa residenza è fondamentale per essere riconosciuti come caregiver e poter sfruttare due canali di pensionamento anticipato. Parliamo di quota 41 per i lavoratori precoci e dell’Ape sociale. Due misure che hanno nei caregivers alcune delle categorie a cui sono dedicate.

Con la quota 41 precoci il caregiver può lasciare il lavoro in anticipo. Godendo di una uscita senza alcun limite anagrafico purché abbia raggiunto almeno 41 anni di versamenti contributivi. E di questi 41 anni, almeno 12 mesi devono essere stati versati prima di arrivare a 19 anni di età. Valgono anche i versamenti discontinui, sommando diversi periodi prima dei 19 anni di età.

Bisogna vivere insieme al disabile?

Di fianco alla quota 41 precoci c’è un’altra misura che un caregiver può sfruttare. Si chiama Ape sociale o Anticipo Pensionistico Sociale. La misura si centra come caregiver a 63 anni e 5 mesi come età anagrafica minima. Invece l’età contributiva deve essere pari ad almeno 30 anni. Ma se la quota 41 precoci è una misura definitiva, l’Ape sociale non lo è. Infatti, è una misura che si prende come accompagnamento alla pensione. Dura fino al raggiungimento dell’età pensionabile. Inoltre, è una misura che non prevede tredicesima, non prevede assegni familiari, maggiorazioni sociali, integrazioni al trattamento minimo e rivalutazione. Non è reversibile ai superstiti e non può superare 1.500 euro al mese. Chi esce con la quota 41 precoci può tornare a lavorare anche dopo. Chi invece lo fa con l’Ape sociale deve sottostare al divieto di cumulare redditi da lavoro con redditi da pensione. Solo il lavoro autonomo occasionale fino a 5.000 euro di reddito aggiuntivo è permesso.

Sia per la quota 41 che per l’Ape sociale fattore determinante è la residenza del richiedente la prestazione e del disabile. Devono vivere sotto lo stesso tetto, nella stessa casa con lo stesso numero civico con al massimo un interno differente. E questa coabitazione deve essere vecchia di almeno 6 mesi prima della domanda di pensione anticipata.

Permessi e congedi per il caregiver oltre a bonus e pensioni

Un bonus sotto forma di permessi retribuiti è ciò che spetta al caregiver che ha un parente disabile grave da assistere. parliamo di invalidi sotto i benefici della legge 104. I permessi come sempre sono i soliti 3 giorni. E da poco è stato eliminato il referente unico. Significa che per ogni familiare disabile i 3 giorni di permesso al mese (sono sempre 3 giorni a disabile e non 3 giorni a referente, ndr) possono essere percepiti e sfruttati da chiunque abbia inoltrato domanda all’INPS per tale beneficio ed abbia avuto l’autorizzazione dallo stesso Istituto. Non serve avere un grado di parentela specifico e non serve essere residenti con il disabile per i 3 giorni di permessi legge 104.

Diverso invece è il congedo straordinario biennale che consente di assentarsi dal posto di lavoro per 2 anni a carriera lavorativa venendo retribuito in misura pari al 100% della retribuzione percepita durante il lavoro. Due anni di permessi con questo congedo e si possono fruttare a periodi alterni o anche tutti di continuo. Per il congedo straordinario biennale bisogna essere residenti con il disabile grave alla data di presentazione della domanda. Attenzione però alle regole. Per l’accettazione della domanda l’interessato se non è il coniuge o un genitore, deve dimostrare che lui sia l’unico parente del disabile che possa prendersi cura dello stesso.

Sia per i congedi straordinari che per i permessi c’è anche la copertura figurativa che permette di non perdere nulla a livello previdenziale sulla pensione futura.

Assegno di Inclusione, altro bonus per chi ha familiari invalidi

Un sussidio contro la povertà destinato a determinate categorie è l’Assegno di Inclusione. Parliamo del sussidio che dal 2024 ha preso il posto del Reddito di Cittadinanza. Viene assegnato a nuclei familiari al cui interno c’è almeno un minorenne, un over 60, un invalido, un soggetto preso in carico dai servizi sanitari o sociali o un soggetto con carichi di cura familiari. Ed è proprio quest’ultima categoria quella che tira dentro i cosiddetti caregivers. Perché anche se sotto i 60 anni di età e sopra i 18 anni, un soggetto che ha nel nucleo familiare un invalido, può prendere l’Assegno di Inclusione perché ha carichi di cura verso quel familiare. In questo caso la presenza del disabile permette ad un nucleo familiare che sulla carta dovrebbe avere un Assegno di Inclusione calcolato come importo solo sul disabile, di ottenerne uno calcolato oltre che sul disabile anche sul soggetto con carichi di cura. Le cifre aumentano grazie a questo status quindi.

Detrazioni e sconti fiscali per il caregiver?

Anche a livello fiscale il caregiver può godere di alcuni vantaggi. per esempio, può scaricare dal reddito portando in detrazione al 19%, le spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale nei casi di “non autosufficienza” della persona con disabilità nel compimento degli atti della vita quotidiana, come spiegato dal sito dell’Agenzia delle Entrate.

La detrazione è fino a massimo 2.100 euro. Il recupero è destinato pertanto ad un contribuente che ha sostenuto spese di assistenza tanto per la propria persona che per un altro familiare disabile a prescindere che sia a carico fiscalmente. Ciò che conta è il soggetto che ha sostenuto materialmente la spesa. E quest’ultima per essere ammessa in detrazione deve essere pagata con strumenti tracciabili.

Se l’invalido ha bisogno di una badante, insieme alla detrazione prima citata si può recuperare anche la deduzione dei contributi previdenziali versati per la stessa badante. La deduzione delle spese sostenute per i contributi della badante deve riguardare esclusivamente i contributi per la parte a carico del datore di lavoro e fino all’importo massimo di 1.549,37 euro.

 

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