Come funzionano i contributi sovrapposti per le pensioni

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di: Giacomo Mazzarella

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Quando si parla di contributi sovrapposti in materia pensioni si parla di periodi di contribuzione versata per uno stesso periodo temporale. Una situazione che non è rara nelle storie contributive e lavorative di alcuni contribuenti. In altri termini si fa riferimento da contributi versati su altri contributi versati. Un tipico esempio è di chi svolge un lavoro dipendente e versa al Fondo pensione lavoratori dipendenti (FPLD) e allo stesso tempo ha una attività in proprio, magari versando contributi come coltivatore diretto o mezzadro. Le regole dell’INPS in materia di contributi sovrapposti distinguono tra anzianità contributiva e montante contributivo. E adesso vedremo come funzionano esattamente queste regole.

Come funzionano i contributi sovrapposti per le pensioni

Per maturare un anno esatto di contributi bisogna versare un importo di contributi pari al minimale contributivo. Parliamo dell’importo minimo di contributi che serve per accreditare un anno esatto di copertura previdenziale. Un dato questo che è variabile di anno in anno. Ed in effetti se prendiamo a riferimento l’anno 2026, cioè l’anno in corso, il minimale lo ha messo in luce l’INPS con la circolare pubblicata il 30 gennaio scorso sul suo sito ufficiale, ovvero la circolare numero 6/2026.

La retribuzione minima che deve percepire un dipendente per coprire un anno intero di contributi (52 settimane, ndr) è pari a 12.726 euro perché è pari a 4.200 euro la quota di contributi che valgono 52 settimane. Chi ha meno di 4.200 euro di versamenti non ha l’anno 2026 interamente coperto anche se ha avuto una assunzione di 52 settimane. Entrando nel dettaglio, una settimana di contributi per essere coperta interamente deve essere pari al 40% del trattamento minimo che è pari nel 2026 a 611,85 euro. Pertanto, con 244,74 euro di versamenti si completa una settimana di contribuzione (e se riduciamo il dato a giornata di lavoro, è pari a 58,13 euro al giorno la copertura contributiva minima per l’intero accredito di un giorno di contributi.

Anzianità fissa a massimo 52 settimane, ma il calcolo della pensione ne giova

Quanto detto prima si lega al fatto che secondo le regole dell’INPS, un anno di copertura piena a livello di contributi vale 52 settimane e non può superare 52 settimane.

Questo significa che chi con più rapporti di lavoro o con più versamenti di contributi supera le 52 settimane, non ci guadagna nulla a livello di anzianità contributiva. Ma ci guadagna a livello di calcolo della pensione naturalmente.

I contributi sovrapposti infatti valgono per il calcolo della pensione ma non per l’anzianità di pensione. In pratica chi si trova ad aver versato 60 settimane di contributi non avrà maturato una anzianità di servizio pari a 60 mesi ma solo a 52 mesi.

I 60 mesi di versamenti a livello di calcolo però sono validi per l’importo della pensione. In sostanza, chi ha versato per un intero anno al posto di 52 settimane di contributi, la bellezza di 104 settimane, non ha maturato 2 anni di versamenti ma sempre e solo uno. Solo che a livello di contributi, quanto versato in più determinerà una pensione più alta.

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